John Hejduk con la sua Casa Wall, sembra essere il primo omaggio che qui tributa Mauro Andreini, eppure, i pezzi che vi si affacciano, sbalzanti appartengono ad una storia tutta italiana di tipologie che, come appresi da Ludovico Quaroni, mostra del tetto a falde, la cuspide del fianco in facciata quando vuole dare individualità e persino aulicità all’architettura ed invece gronda e colmo sul fronte quando vuol sottolianeare il volersi fare parte di un tessuto continuo. E’ allora singolare che Mauro Andreini, pur presentando due forme, la distesa e la verticale per quest’ultima, componga le due singolarità in una per la prima opzione di rapporto con lo spazio urbano che predilige la spiccata identità delle parti, la loro sostanziale autonomia.
John Hejduk con la sua Casa Wall, sembra essere il primo omaggio che qui tributa Mauro Andreini, eppure, i pezzi che vi si affacciano, sbalzanti appartengono ad una storia tutta italiana di tipologie che, come appresi da Ludovico Quaroni, mostra del tetto a falde, la cuspide del fianco in facciata quando vuole dare individualità e persino aulicità all’architettura ed invece gronda e colmo sul fronte quando vuol sottolianeare il volersi fare parte di un tessuto continuo. E’ allora singolare che Mauro Andreini, pur presentando due forme, la distesa e la verticale per quest’ultima, componga le due singolarità in una per la prima opzione di rapporto con lo spazio urbano che predilige la spiccata identità delle parti, la loro sostanziale autonomia.
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