Architetture

Io non ho idee generali o teorie. Quel poco che ho da dire, tento di dirlo con molta semplicità nei miei disegni e nei miei progetti.

Ho sempre cercato cose semplici che potessi comprendere io e far comprendere, se possibile, anche agli altri. Ho spesso cercato di scoprire e reinterpretare qualcosa che c’è già, piuttosto che inventare a tutti i costi qualcosa che non trovo. Sono dell’idea – ma forse mi sbaglio – che ogni atto inventivo sia un’interpretazione del passato che guarda al futuro. E che il futuro sia la tradizione che si evolve in infinite varianti. D’altra parte credo che l’architettura, oltre che alla sfera inventiva, possa attenere anche a quella dell’interpretazione innovativa che si muove tra l’imitazione e l’immaginazione. Come aggiornamento della convenzione, come uso di parole conosciute che, mescolate e rimesse insieme in forma nuova, possano comporre un’architettura contemporanea.
 

2017-2020

“architettura tra sintesi e silenzio”

Da qualche anno ho scelto di vivere una vita artistico- professionale molto ritirata, silenziosa, appartata, per niente mondana, ai limiti del rupestre. Una vita raccolta in poche e semplici cose, senza sgomitare. Ho scelto di vivere a passo lento ed in strade secondarie. Ho scelto di fare tre, massimo quattro, progetti all’anno, scegliendo di volta in volta quali progetti fare, in base al tema, al luogo ed alla committenza, solo quella con la quale si instaura un reciproco rapporto di stima e fiducia. Mi sono senz’altro chiesto se questo autoisolamento valesse la pena, se mi abbia giovato. Ma non mi rispondo quasi mai, le scelte non concedono rimpianti. E questa nuova condizione ha coinciso anche con una nuova, ma non diversa, maniera di fare. Non so se è un miglioramento ma è senz’altro un’evoluzione spontanea, intima e necessaria che mi ha riportato nell’Incanto. E continuo a muovermi tra Sintesi e Silenzio. Insomma, è iniziata tutta un’altra strada dove i progetti potranno apparire, o forse lo sono, meno attinenti alle forme e tipologie tradizionali. Forse è venuto fuori qualcosa che era già in nuce e che da anni appariva solo in alcuni disegni visionari. Non ho mai avuto certezze né mai ne avrò.

 

Piazza della Scienza, Siena


 

 

Centro scientifico SVSC, Siena


 

 

Riqualificazione capannone artigianale, Prato


 

 

Riqualificazione piazza, Montale (progetto originario e realizzazione)


 

 

Ampliamento e ristrutturazione casa singola, Montale


2003-2016

“architettura di periferia”

La periferia è una delle parole più in uso – anzi in abuso – attualmente tra gli urbanisti, gli architetti, i sociologi ed i tuttologi. Sprovviste, come sono, di contenitori di collettività e di spazi comuni, le periferie hanno contribuito alla progressiva trasformazione del modo di vivere lo spazio urbano passando dalla storica vita di piazza o di strada alla moderna vita di casa o di centro commerciale. Periferie fondate più sul primato della quantità funzionale che sulla qualità della vita, più sullo spostamento che sullo stazionamento, più sulla velocità che sulla lentezza. Confinando intere fasce di popolazione in pezzi di città a-sociali, in quartieri dormitorio, in luoghi per funzioni e non per relazioni. Ci sarebbe necessità di ridare uno spazio sociale alla periferia per farle diventare un luogo di vita anziché una condizione di margine e di segregazione. Così stando le cose, penso che ci sia bisogno di nuovi centri di periferia, o meglio nuovi centri umani di periferia. Meno case e più servizi per una riqualificazione sociale, attraverso un’architettura sociale. Nei progetti di questo periodo ho mirato proprio a questo scopo.

 

Centro ricettivo polivalente, Firenze


 

 

Centro sociale polivalente, Bologna


 

 

Centro religioso comunitario, Firenze


1997-2002

“architettura popolare”

I progetti di questo periodo potrebbero ascriversi alla cosiddetta “architettura popolare”, quella che molti critici snob storpiano volutamente in “architettura popolana” o “nazional-popolare” perché alla loro apparenza non è troppo innovativa, perché non mira a tutti i costi al nuovo e all’originale. Purtroppo viviamo un’epoca di architetture da star, di architetture che devono per forza strabiliare per poter partecipare al gran ballo della visibilità. In un’epoca contraddistinta dalle manie di protagonismo c’è poco posto per la normalità. Sono architetture che non si autodeclamano, smarcate da ogni egocentrico e velleitario colpo di lapis. Poco appariscenti che mirano ad assolvere ai compiti e non a quello di passare alla storia delle novità o alle pagine delle riviste. D’altra parte la storia non è fatta solo da capolavori o da opere di grandi dimensioni, ma anche da piccoli eventi diffusi e silenziosi che hanno formato la città.

 

Palazzi di paese, Montalcino


 

 

Complesso residenziale “Villaggio Albergheria”, Montalcino


 

 

Complesso residenziale “Borgata Palazzolo”, S.Quirico d’Orcia


 

 

Casa col campanile, Mirabella


 

 

Riqualificazione area lungomura e nuova piazza,S.Quirico d’Orcia


1990-1996

“architettura di poche parole”

C’è da dire che sin dall’inizio della carriera sono stato consapevole di non essere un genio né di avere particolare talento. Ho voluto pertanto affidarmi a qualcos’altro: alla disciplina e alla conoscenza, alle quali si è poi fortunatamente aggiunta la fortuna, nel senso che ho avuto una serie di incarichi per me importanti. La disciplina l’ho intesa come la costante applicazione, riflessione, autoesplorazione attraverso una attività quotidiana di disegno, come un continuo “ragionamento illustrato”. La conoscenza l’ho intesa come il guardare a tutto ciò che è stato, alla storia vecchia e alla storia giovane, dai luoghi naturali e spontanei alla grande architettura. E poi tutto il resto l’ha fatto il caso. I progetti di questo primo periodo furono pubblicati in numerose riviste. A quel tempo ero un giovane architetto e come tutti gli architetti davo ampia libertà al mio “ego” e non disdegnavo di coltivare la mia vanità. Poi, piano piano ho iniziato a preferire di gran lunga il silenzio operoso, lasciando che la mia vanità fosse coltivata più dai consensi degli abitanti che da quelli dei critici e delle riviste.

 

Complesso residenziale “Pezzo di paese”, Torrenieri


 

 

Casa “Bifronte”, Montalcino


 

 

Casa “Trilogia”, Buonconvento


 

 

Villaggio “Bellaria”, Montalcino


 

 

Palazzo residenziale, Siena

Senza titolo-11


 

 

Le prime case, gli esordi

 


 

 

 

Ristrutturazioni e restauri edifici storici, Firenze


2020 – PROGETTI IN CORSO

“architettura che verrà”

Dopo anni di mestiere, di pensieri e di applicazioni pratiche di quest’ultimi, si convive col rischio di adagiarsi sulle cose fatte, di autocompiacersi del passato e di ripetersi. Invece, nonostante che un filo conduttore sembra dare continuità ai vari periodi attraversati, ecco come mia necessità inderogabile la ricerca di nuovi ragionamenti. Ho revisionato le mie convinzioni, le ho in parte confermate ed in parte rimosse, aggiungendone di nuove. Non mi appagava quello che avevo ottenuto, pensando di avere ancora qualcosa da esplorare senza preconcetti o pregiudizi. E come in ogni nuovo percorso si lasciano per strada, una alla volta, le convenzioni che ci stavano strette, le convinzioni che non ci convincevano appieno,i compromessi che non accettiamo più, le ipocrisie che abbiamo sempre ingoiato in silenzio. Alla ricerca di cose nuove.

 

 


 

 

 

La Chiesa interrotta

Alcuni anni fa decisi di fare il mio primo concorso di progettazione per la realizzazione di una nuova chiesa. Iniziai a buttar giù delle idee sul tema della “casa sulla roccia”. La roccia artificiale (che avrebbe dovuto essere l’aula di culto) e la casa geometrica regolare (che avrebbe dovuto essere la canonica). Due forme appartenenti a due linguaggi diversi, quasi contrapposti, che avrebbero dovuto coesistere in simbiosi. Provai gli effetti interni di questo connubio nelle varie varianti sul tema, ma non riuscivo a trovare la definitiva. Ed il tempo scorreva verso la data di consegna che era sempre più vicina e, avvolto dal caldo d’agosto, abbandonai tutto a mezza strada. Ecco perché non faccio concorsi, non ho i tempi giusti. Più di recente invece ne ho fatto uno (ad inviti, più gratificante) e con mia sorpresa sono arrivato primo. Le fortune della vita.


 

 

Polo scolastico, l’unico concorso


 

 

FOTOVISIONI                                                                                                                                    Visioni oniriche. Le architetture costruite si spostano e si “posano” su paesaggi ideali di terra toscana. Ho sempre cercato di affrontare e vivere il mio mestiere con passione, etica, serietà, rispetto e decenza ma anche con un sempre continuo e permanente senso del divertimento. Divertirsi è anche giocare con le proprie architetture costruite nelle periferie urbane o di paese. Divertirsi a chiudere gli occhi ed immaginarle, come d’incanto, in altri luoghi. Per vedere se l’intorno le fa apparire più belle, calate in paesaggi naturali a formare un binomio onirico.